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parte prima accetta] e continua attraverso o l'illuminazione dei corpi *solidi *ittici *inusuali possono [determinare lo sfiato lo stesso sfondo abbondano un quarto d'ora di belligeranze i greche privacy policy code alle-dalle [suonano l'ultima la] parte venosa dei delta il pescato puntate [punture la massa] inerziale

 
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from Petra Von Kramp

[Di refusi, probabilmente in abbondanza]

Da ragazzina, verso i 14/15 anni, ricordo che passavo molto tempo a scrivere al computer. Avevo l'abitudine di usare un font che poi non ho mai più usato, né rivisto, il “Monotype Corsiva”. Mi piaceva inspiegabilmente moltissimo. Scrivevo, stampavo e spillavo. Poi rileggevo ovviamente, come fosse una rivista – che il numero di pagine era comunque modesto, sebbene contenesse tutte le mie paturnie adolescenziali e quindi dolorosissime, se sei una come me. Tempo dopo, tutto è andato perso, ma non in qualche cestino: banalmente, ho perso tutto. In realtà credo di averlo solo nascosto molto bene. Infatti, potrebbe benissimo essere che quella breve raccolta autobiografica sia chissà dove a casa dei miei genitori. Altre volte invece penso che, dopo averlo riesumato e letto, siano stati proprio loro, colpiti da troppa compassione e pena per me, ad averlo gettato. Fatto sta che quella voglia di scrivere è riemersa in me circa trent'anni dopo quel periodo e nel mezzo, solo un lunghissimo e immotivato silenzio. Non so che farmene di questa voglia ora come ora, quel che so è che ad un certo punto è importante che esca. Qui, oggi, inizia qualcosa; col tempo capirò cosa e come. Di “perché” ne ho parecchi

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Non è facile recensire un disco di Springsteen, quando si è fan: se sei oggettivo fai torto a te stesso, se non lo sei, fai torto a chi legge. E poi, è un dato di fatto, il Boss è un artista divisivo: per alcuni è una fede, per altri un vecchio bollito che non fa un disco decente da… (ogni detrattore ha il suo anno preferito per indicare l’inizio del declino)... https://artesuono.blogspot.com/2019/06/bruce-springsteen-western-stars-2019.html


Ascolta il disco: https://album.link/s/6BhqPpIgY83rqoZ2L78Lte


 
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from CASERTA24ORE.IT dal 1999 on line

Il tempo non esiste: le risonanze quantistiche tra cervello e universo

Per ovvi motivi non è stato mai possibile esplorare completamente l'universo, e analogamente rimane misterioso il funzionamento profondo del cervello umano. Cosa anima il cervello degli esseri viventi? Cosa anima l'universo?

Come spiegare fenomeni come la glossolalia o la rivelazione di conoscenze apparentemente inaccessibili durante stati di trance profonda o ipnosi? E se la memoria non fosse solo biologica, ma risiedesse in un campo informativo condiviso? Come influisce il tempo sul nostro cervello? Invecchiando o a causa di patologie, il tempo e lo spazio nella nostra percezione si dissolvono: esiste dunque un collegamento intrinseco tra la struttura dello spaziotempo universale e l'animazione della coscienza?

L'uomo ha sempre cercato di misurare il tempo; i greci lo hanno personificato negli Dei. Chronos era il tempo cronologico e sequenziale, una dimensione di quantità; Kairos, quello del tempo nel quale accade qualcosa di importante, una dimensione di qualità; Aion il tempo eterno e Eniautos il tempo fisso e definito, convenzionalmente un anno.

Uno dei profeti delle grandi religioni monoteiste, Gesù Cristo, iniziando la sua missione predicò: “Il Kairos è giunto...”, come se al suo cervello fosse stato comunicato di dare inizio agli eventi che avrebbero generato la Cristianità. Molti eventi legati alla genesi di questa fede sembrano inseriti in un contesto astronomico e di date precise, sin prima della nascita di Gesù. Fenomeni celesti come la stella di Betlemme, l'ingresso in Gerusalemme in groppa a un mulo (che avviò la condanna) e l'eclissi al momento del trapasso, appaiono come tasselli necessari ad alimentare il mito e permettere l'espansione successiva della Cristianità.

Ma qual è il meccanismo che permetterebbe di accedere a questa conoscenza? Il biologo britannico Rupert Sheldrake, nato nel 1942, partendo dalla teoria dell'ereditarietà, asserisce che comportamenti e strutture in natura si trasmettano non solo tramite genetica o ambiente, ma attraverso uno spazio e un tempo dotati di una specifica frequenza vibratoria: i campi morfici. In questa visione, il campo morfico agisce come una memoria universale non locale, simile a un “cloud” cosmico accessibile istantaneamente.

Analoghe interpretazioni emergono dalla fisica quantistica. Le vibrazioni di strutture proteiche microscopiche presenti nel nostro cervello, i microtubuli, si comportano sia come particelle che come onde. In termini di probabilità statistica quantistica, due particelle possono essere correlate in modo profondo (entanglement): lo stato dell'una influenza immediatamente l'altra anche a grandi distanze. Attenzione: nessuna particella “viaggia” per coprire questa distanza. Non c'è spostamento fisico, ma una correlazione istantanea che sfida l'intuizione classica.

Se il cervello umano, attraverso le vibrazioni quantistiche dei suoi microtubuli, possiede la capacità di sintonizzarsi su queste frequenze morfiche, fenomeni come l'intuizione profetica non sarebbero miracoli sovrannaturali, ma il risultato di una risonanza con l'intero tessuto della storia. Questo è possibile perché, a livello fondamentale, tempo e spazio non sono barriere insormontabili.

Questo ci costringe a rivedere la natura del tempo. Se l'informazione può essere condivisa istantaneamente, il tempo come lo intende il modello relativistico di Einstein potrebbe rivelarsi meno assoluto di quanto crediamo, emergendo forse come un'illusione della nostra percezione macroscopica, incapace di cogliere la vera natura atemporale dell'universo.

Il tempo dell'universo appare allora come un continuo prodursi e disfarsi, in una sequenza eterna. L'evoluzione cosmica parte da zero, si espande fino al “tempo di rottura” (un'Apocalisse), per poi ripartire. Esistono varie teorie dell'universo ciclico, tra cui il modello proposto dal 2001 dal fisico teorico Roger Penrose e dal collega Vahe Gurzadyan, che postula che la fine dell'universo sia l'inizio di uno nuovo.

Quindi, riferito al genere umano in un'ottica speculativa, se il cervello accede a questa rete informativa atemporale, si potrebbe ipotizzare che stati di coscienza elevati (come quelli dei profeti) permettano una percezione del Kairos che trascende il Chronos lineare, inserendosi in una concezione circolare del tempo. In questa accezione il tempo è Aion: eterno e quindi non misurabile, ma anche relativo, deformato dalle masse che compongono l'universo. Il cervello è parte di questo meccanismo: si evolve e genera intelligenza fino al punto di rottura, partecipando attivamente al ciclo infinito di nascita e rinascita dell'universo.

 
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from CASERTA24ORE.IT dal 1999 on line

Il tempo non esiste: la risonanze quantistiche tra cervello e universo

Per ovvi motivi non è stato mai possibile esplorare completamente l'universo, e analogamente rimane misterioso il funzionamento profondo del cervello umano. Cosa anima il cervello degli esseri viventi? Cosa anima l'universo?

Come spiegare fenomeni come la glossolalia o la rivelazione di conoscenze apparentemente inaccessibili durante stati di trance profonda o ipnosi? E se la memoria non fosse solo biologica, ma risiedesse in un campo informativo condiviso? Come influisce il tempo sul nostro cervello? Invecchiando o a causa di patologie, il tempo e lo spazio nella nostra percezione si dissolvonoi: esiste dunque un collegamento intrinseco tra la struttura dello spaziotempo universale e l'animazione della coscienza?

L'uomo ha sempre cercato di misurare il tempo; i greci lo hanno personificato negli Dei. Chronos era il tempo cronologico e sequenziale, una dimensione di quantità; Kairos, quello del tempo nel quale accade qualcosa di importante, una dimensione di qualità; Aion il tempo eterno e Eniautos il tempo fisso e definito, convenzionalmente un anno.

Uno dei profeti delle grandi religioni monoteiste, Gesù Cristo, iniziando la sua missione predicò: “Il Kairos è giunto...”, come se al suo cervello fosse stato comunicato di dare inizio agli eventi che avrebbero generato la Cristianità. Molti eventi legati alla genesi di questa fede sembrano inseriti in un contesto astronomico e di date precise, sin prima della nascita di Gesù. Fenomeni celesti come la stella di Betlemme, l'ingresso in Gerusalemme in groppa a un mulo (che avviò la condanna) e l'eclissi al momento del trapasso, appaiono come tasselli necessari ad alimentare il mito e permettere l'espansione successiva della Cristianità.

Ma qual è il meccanismo che permetterebbe di accedere a questa conoscenza? Il biologo britannico Rupert Sheldrake, nato nel 1942, partendo dalla teoria dell'ereditarietà, asserisce che comportamenti e strutture in natura si trasmettano non solo tramite genetica o ambiente, ma attraverso uno spazio e un tempo dotati di una specifica frequenza vibratoria: i campi morfici. In questa visione, il campo morfico agisce come una memoria universale non locale, simile a un “cloud” cosmico accessibile istantaneamente.

Analoghe interpretazioni emergono dalla fisica quantistica. Le vibrazioni di strutture proteiche microscopiche presenti nel nostro cervello, i microtubuli, si comportano sia come particelle che come onde. In termini di probabilità statistica quantistica, due particelle possono essere correlate in modo profondo (entanglement): lo stato dell'una influenza immediatamente l'altra anche a grandi distanze. Attenzione: nessuna particella “viaggia” per coprire questa distanza. Non c'è spostamento fisico, ma una correlazione istantanea che sfida l'intuizione classica.

Se il cervello umano, attraverso le vibrazioni quantistiche dei suoi microtubuli, possiede la capacità di sintonizzarsi su queste frequenze morfiche, fenomeni come l'intuizione profetica non sarebbero miracoli sovrannaturali, ma il risultato di una risonanza con l'intero tessuto della storia. Questo è possibile perché, a livello fondamentale, tempo e spazio non sono barriere insormontabili.

Questo ci costringe a rivedere la natura del tempo. Se l'informazione può essere condivisa istantaneamente, il tempo come lo intende il modello relativistico di Einstein potrebbe rivelarsi meno assoluto di quanto crediamo, emergendo forse come un'illusione della nostra percezione macroscopica, incapace di cogliere la vera natura atemporale dell'universo.

Il tempo dell'universo appare allora come un continuo prodursi e disfarsi, in una sequenza eterna. L'evoluzione cosmica parte da zero, si espande fino al “tempo di rottura” (un'Apocalisse), per poi ripartire. Esistono varie teorie dell'universo ciclico, tra cui il modello proposto dal 2001 dal fisico teorico Roger Penrose e dal collega Vahe Gurzadyan, che postula che la fine dell'universo sia l'inizio di uno nuovo.

Quindi, riferito al genere umano in un'ottica speculativa, se il cervello accede a questa rete informativa atemporale, si potrebbe ipotizzare che stati di coscienza elevati (come quelli dei profeti) permettano una percezione del Kairos che trascende il Chronos lineare, inserendosi in una concezione circolare del tempo. In questa accezione il tempo è Aion: eterno e quindi non misurabile, ma anche relativo, deformato dalle masse che compongono l'universo. Il cervello è parte di questo meccanismo: si evolve e genera intelligenza fino al punto di rottura, partecipando attivamente al ciclo infinito di nascita e rinascita dell'universo.

 
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Il tempo non esiste: la risonanze quantistiche tra cervello e universo

Per ovvi motivi non è stato mai possibile esplorare completamente l'universo, e analogamente rimane misterioso il funzionamento profondo del cervello umano. Cosa anima il cervello degli esseri viventi? Cosa anima l'universo?

Come spiegare fenomeni come la glossolalia o la rivelazione di conoscenze apparentemente inaccessibili durante stati di trance profonda o ipnosi? E se la memoria non fosse solo biologica, ma risiedesse in un campo informativo condiviso? Come influisce il tempo sul nostro cervello? Invecchiando o a causa di patologie, il tempo e lo spazio nella nostra percezione si dissolvonoi: esiste dunque un collegamento intrinseco tra la struttura dello spaziotempo universale e l'animazione della coscienza?

L'uomo ha sempre cercato di misurare il tempo; i greci lo hanno personificato negli Dei. Chronos era il tempo cronologico e sequenziale, una dimensione di quantità; Kairos, quello del tempo nel quale accade qualcosa di importante, una dimensione di qualità; Aion il tempo eterno e Eniautos il tempo fisso e definito, convenzionalmente un anno.

Uno dei profeti delle grandi religioni monoteiste, Gesù Cristo, iniziando la sua missione predicò: “Il Kairos è giunto...”, come se al suo cervello fosse stato comunicato di dare inizio agli eventi che avrebbero generato la Cristianità. Molti eventi legati alla genesi di questa fede sembrano inseriti in un contesto astronomico e di date precise, sin prima della nascita di Gesù. Fenomeni celesti come la stella di Betlemme, l'ingresso in Gerusalemme in groppa a un mulo (che avviò la condanna) e l'eclissi al momento del trapasso, appaiono come tasselli necessari ad alimentare il mito e permettere l'espansione successiva della Cristianità.

Ma qual è il meccanismo che permetterebbe di accedere a questa conoscenza? Il biologo britannico Rupert Sheldrake, nato nel 1942, partendo dalla teoria dell'ereditarietà, asserisce che comportamenti e strutture in natura si trasmettano non solo tramite genetica o ambiente, ma attraverso uno spazio e un tempo dotati di una specifica frequenza vibratoria: i campi morfici. In questa visione, il campo morfico agisce come una memoria universale non locale, simile a un “cloud” cosmico accessibile istantaneamente.

Analoghe interpretazioni emergono dalla fisica quantistica. Le vibrazioni di strutture proteiche microscopiche presenti nel nostro cervello, i microtubuli, si comportano sia come particelle che come onde. In termini di probabilità statistica quantistica, due particelle possono essere correlate in modo profondo (entanglement): lo stato dell'una influenza immediatamente l'altra anche a grandi distanze. Attenzione: nessuna particella “viaggia” per coprire questa distanza. Non c'è spostamento fisico, ma una correlazione istantanea che sfida l'intuizione classica.

Se il cervello umano, attraverso le vibrazioni quantistiche dei suoi microtubuli, possiede la capacità di sintonizzarsi su queste frequenze morfiche, fenomeni come l'intuizione profetica non sarebbero miracoli sovrannaturali, ma il risultato di una risonanza con l'intero tessuto della storia. Questo è possibile perché, a livello fondamentale, tempo e spazio non sono barriere insormontabili.

Questo ci costringe a rivedere la natura del tempo. Se l'informazione può essere condivisa istantaneamente, il tempo come lo intende il modello relativistico di Einstein potrebbe rivelarsi meno assoluto di quanto crediamo, emergendo forse come un'illusione della nostra percezione macroscopica, incapace di cogliere la vera natura atemporale dell'universo.

Il tempo dell'universo appare allora come un continuo prodursi e disfarsi, in una sequenza eterna. L'evoluzione cosmica parte da zero, si espande fino al “tempo di rottura” (un'Apocalisse), per poi ripartire. Esistono varie teorie dell'universo ciclico, tra cui il modello proposto dal 2001 dal fisico teorico Roger Penrose e dal collega Vahe Gurzadyan, che postula che la fine dell'universo sia l'inizio di uno nuovo.

Quindi, riferito al genere umano in un'ottica speculativa, se il cervello accede a questa rete informativa atemporale, si potrebbe ipotizzare che stati di coscienza elevati (come quelli dei profeti) permettano una percezione del Kairos che trascende il Chronos lineare, inserendosi in una concezione circolare del tempo. In questa accezione il tempo è Aion: eterno e quindi non misurabile, ma anche relativo, deformato dalle masse che compongono l'universo. Il cervello è parte di questo meccanismo: si evolve e genera intelligenza fino al punto di rottura, partecipando attivamente al ciclo infinito di nascita e rinascita dell'universo.

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Sottomissione spontanea dei popoli occidentali 1Gli inviarono perciò messaggeri con proposte di pace: 2“Ecco, noi, servi del grande re Nabucodònosor, ci mettiamo davanti a te; fa' di noi quanto ti piacerà. 3Ecco, le nostre case e tutto il nostro territorio e tutti i campi di grano, le greggi e gli armenti e tutto il bestiame delle nostre tende sono a tua disposizione, perché te ne serva come a te piace. 4Anche le nostre città e i loro abitanti sono tuoi servi; vieni e trattale come ti è gradito”. 5Si presentarono dunque a Oloferne quegli uomini e si espressero con lui in questo tono. 6Egli scese allora con il suo esercito lungo la costa e pose presìdi nelle città fortificate, poi prelevò da esse uomini scelti come ausiliari. 7Quelle popolazioni con tutto il paese circostante lo accolsero con corone e danze e suono di tamburelli. 8Ma egli demolì tutti i loro templi e tagliò i boschi sacri, perché aveva ordine di distruggere tutti gli dèi della terra, in modo che tutti i popoli adorassero solo Nabucodònosor e tutte le lingue e le tribù lo invocassero come dio. 9Poi giunse in vista di Èsdrelon, vicino a Dotàim, che è di fronte alle grandi montagne della Giudea. 10Si accamparono fra Gebe e Scitòpoli e Oloferne rimase là un mese intero, per raccogliere tutto il bottino delle sue truppe.

__________________________ Note

3,8 adorassero solo Nabucodònosor: l’invasione militare deve comportare, per i popoli vinti, insieme alla sottomissione politica anche l’abbandono della propria religione. Il massimo dell’arroganza lo si ha qui nella pretesa di Nabucodònosor di essere invocato come dio. Un tempo i vincitori si limitavano a imporre ai vinti il culto dei loro dèi, cui attribuivano la propria vittoria; invece Antioco IV Epìfane (175-163) pretese per sé addirittura onori divini (vedi 2Mac 9,8-12).

3,9 Èsdrelon: la pianura che separa la Galilea dalla Samaria.

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Approfondimenti

2,28-3,4. A titolo di esempio l'autore propone la reazione delle città costiere all'avanzata dell'inesorabile esercito: un terrore incontenibile. Da qui la decisione di arrendersi incondizionatamente, come mostrano le formule usate in 3,1-4 («quanto ti piacerà... quel che tu vuoi... come ti piacerà»). Al vincitore si consegnano la vita (v. 2), le proprietà (v. 3), le città (v. 4). Da come l'autore ci ha presentato finora gli avvenimenti, la scelta delle città costiere risulta essere politicamente saggia e rispondente all'evolversi degli eventi: essa non è perciò soltanto espressione di codardia, ma è realistica accettazione del corso della storia. Anche questa esposizione prepara la reazione opposta dei capi e della popolazione giudaica: il terrore non giustifica la resa, lo strapotere del nemico non è ancora suggello che egli sia il vero arbitro degli eventi umani.

3,5-10. Le città della costa sono riuscite a stornare il pericolo, come mostra la reazione di Oloferne il quale si accontenta di farle presidiare e di arruolare gli uomini validi per aggregarli alle truppe ausiliarie (v. 6). Per questo trattamento di favore e lieti per lo scampato pericolo, i cittadini festeggiano il generale assiro ornandosi secondo uno stile diffusosi in epoca greca (un indizio quindi del periodo di composizione del testo), cioè cingendosi di corone (probabilmente di foglie e fiori, cfr. Sap 2,8) e danzando con accompagnamento musicale (una caratteristica manifestazione di letizia, cfr. Es 15,20; Gdc 11,34; 1Sam 18,6). Ora tuttavia si rende palese l'obiettivo nascosto della campagna militare e ancora l'autore biblico manifesta la sua capacità ironica. Il condottiero assiro elimina templi e «boschi sacri», espressione quest'ultima che traduce il greco alsē, un vocabolo che nella versione dei LXX rende in genere l'ebraico ’ašērâ, cioè un simbolo cultuale e il nome di una divinità (Asera), che rappresenta, secondo la visione profetica e deuteronomistica, una contaminazione del culto del vero Dio, JHWH, e che perciò va estirpata ed eliminata: questo è appunto quanto i re fedeli e retti devono compiere e perciò sono lodati dagli autori che ci hanno lasciato il resoconto delle gesta dei re di Giuda (cfr. 2Re 18,4: Ezechia; 2Re 23,14-15: Giosia). Il nostro autore tuttavia, lungi dal voler presentare un atto encomiabile compiuto dal generale assiro, preannuncia piuttosto ciò che aspetta il popolo giudaico: non è in gioco soltanto la supremazia politica, ma l'affermazione della vera divinità. «Adorare il solo Nabucodonosor» contrasta nettamente con la coscienza di fede che il popolo ebraico ha del suo Dio: soltanto il Dio d'Israele è Dio e nessun altro (cfr. in particolare Dt 6,1-13). Dal punto di vista storico, non abbiamo alcuna attestazione che i sovrani babilonesi e assiri esigessero dai loro sudditi di essere venerati come dei, nonostante che in tali culture fosse assai stretto il legame tra la divinità e il sovrano. Il fenomeno della pretesa di onori divini da parte dei sovrani si affermò in epoca ellenistica (dal III sec. a.C. in poi), con manifestazioni evidenti già a partire da Alessandro Magno e con maggiore incisività dapprima in Egitto (dove la dinastia dei Lagidi si pose in continuità con la tradizione faraonica, che venerava il re come dio) e poi in Siria, con Antioco IV Epitane, contro il quale il popolo giudaico, esasperato dalla politica religiosa del re, ingaggiò un'aspra lotta. Nel v. 8 si afferma che Oloferne «aveva l'ordine di distruggere tutti gli dei della terra»: sulla base di quanto Nabucodonosor aveva ordinato al suo generale (cfr. 2,5-13), questa azione di Oloferne eccede il mandato ricevuto, ma rappresenta comunque la logica conseguenza di un esercizio dispotico del potere, il quale non ammette né oppositori interni (cfr. 2,13), né possibili rivali all'esterno (1,5), né territori o nazioni escluse dal suo dominio. Già questo modo di concepire ed esercitare il potere rappresenta la pretesa umana di contrapporsi all'unico Signore, per questo Dio non può rimanere indifferente. Se finora il racconto è stato completamente determinato dall'estendersi e consolidarsi dell'impero, senza che alcunché potesse frapporsi a creare intralcio o rallentamento, quanto segue mostra appunto che la storia non è il teatro della sopraffazione umana, ma del provvidente intervento divino che salva coloro che si sottomettono a lui e in lui confidano.

(cf. FLAVIO DALLA VECCHIA, Giuditta – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Io il paradiso me lo immagino così: un mixer collegato a un sistema potentissimo che ti permette di giocare con le singole tracce degli strumenti dei tuoi dischi preferiti. Scegli un album o la canzone che vuoi e, togliendo cose o aggiungendone altre, ricrei il tuo mix secondo quello che ci senti dentro e, magari, in uno di quegli esperimenti ti capita di scoprire la vera natura del tuo artista del cuore. In una situazione del genere, con un disco come “Remain in Light” dei Talking Heads ci sarebbe davvero da divertirsi, considerando la fusione di stili che contribuisce alla sua unicità e quello che arriva a ciascun ascoltatore... https://artesuono.blogspot.com/2018/07/angelique-kidjo-remain-in-light-2018.html


Ascolta il disco: https://album.link/i/1382842611


 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Quando ho messo su “You Won’t Get What You Want” dei Daughters pensavo di aver messo su per errore “Skeleton Tree” di Nick Cave, infatti inizia con la stessa nota continua e distorta; mi son bastati poi in realtà due secondi per capire che non avevo sbagliato file e che mi trovavo in un’altra zona della disperazione, quella dove volutamente manca la poesia. Perché non vi è poesia nei nostri incubi peggiori ma solo flash, immagini terrificanti di città vuote, capelli che si muovono e acqua stantia... https://artesuono.blogspot.com/2018/11/daughters-you-wont-get-what-you-want.html


Ascolta il disco: https://album.link/s/0nv6KeZSeGoLpJtWVYdeWn


 
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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

Minerali critici, transizione energetica e criminalità organizzata: il lato oscuro della corsa verde

La transizione energetica ha bisogno di rame, litio, nichel, cobalto, cromo e terre rare. Sono materiali essenziali per reti elettriche, batterie, rinnovabili, digitale, difesa e industria. Ma la crescente domanda globale non sta creando soltanto nuove opportunità economiche: sta anche aprendo nuovi spazi per corruzione, furti, riciclaggio e contrabbando.

È il quadro che emerge dall’ issue paper di UNODC (reperibile qui https://www.unodc.org/documents/bmb/Issue_paper_Minerals_crime_2026.pdf) dedicato alle catene di fornitura dei minerali critici per la transizione energetica nell’Africa australe. La ricerca, basata su oltre 60 interviste e visite sul campo in Botswana, Sudafrica e Zambia, invita a superare un’idea troppo rassicurante della “filiera verde”.

Il punto centrale è semplice: un minerale non diventa sostenibile solo perché serve a produrre energia pulita.

La criminalità può infiltrarsi in ogni fase della catena. A monte, attraverso estrazioni non autorizzate o l’uso improprio di licenze rilasciate per la sola esplorazione. Nelle attività minerarie di media e grande scala, spesso formalmente registrate, le violazioni possono essere nascoste dietro società di comodo, intermediari autorizzati e strutture societarie opache. Molti casi, osserva il rapporto, finiscono trattati come semplici irregolarità amministrative – con multe, sospensioni o accordi – anziché come possibili reati organizzati.

Il rischio non riguarda soltanto le miniere informali. Anzi, per molti minerali critici l’estrazione e la lavorazione richiedono capitali, tecnologia e impianti industriali: proprio per questo occorre guardare anche alle operazioni apparentemente regolari.

Il rame è un esempio particolarmente eloquente. Può essere rubato da infrastrutture elettriche, reti ferroviarie, miniere e impianti, poi fuso e reimmesso nel mercato con documenti apparentemente validi. Il danno non è astratto: mentre il rame è indispensabile per elettrificare economie e comunità, il suo furto può privare quelle stesse comunità di elettricità, trasporti e servizi essenziali.

I nodi più vulnerabili sono quelli in cui l’origine del materiale diventa difficile da verificare: rottamatori, fonderie, depositi, magazzini doganali, corridoi di trasporto e porti. Qui minerali di provenienza illecita possono essere mescolati con carichi legittimi, riclassificati, rilabelizzati o esportati con dichiarazioni falsate su origine, qualità e valore.

Le difficoltà aumentano perché molti giacimenti contengono più minerali insieme. Questo rende più facile occultare materiali e sottostimarne il valore in spedizioni miste. Alle frontiere e nei porti, strumenti insufficienti, scanner non funzionanti, carenza di competenze mineralogiche e scambio di dati limitato lasciano ampi margini di manovra. Controllare la coerenza di un documento non equivale a verificare davvero cosa c’è dentro un container.

Il rapporto descrive inoltre reti criminali stratificate: lavoratori vulnerabili e piccoli raccoglitori possono essere impiegati nei livelli più esposti; intermediari, commercianti, logistica, società di facciata e funzionari corrotti facilitano invece l’inserimento del materiale nei flussi commerciali. Le rotte e le infrastrutture usate per i minerali possono sovrapporsi a quelle di droga, armi, estorsione e, in prospettiva, lavoro forzato.

La lezione per governi, imprese e consumatori è netta: la sicurezza delle filiere non può fermarsi alla concessione mineraria. Servono tracciabilità reale, trasparenza sui titolari effettivi delle imprese, verifiche tecniche alle esportazioni, cooperazione tra dogane, polizia e regolatori, responsabilità penale proporzionata e tutele per le comunità coinvolte.

La transizione energetica sarà davvero giusta soltanto se, oltre a ridurre le emissioni, ridurrà anche le opportunità di sfruttamento e impunità lungo la catena dei minerali.

 
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from norise 3 letture AI

No man's land

l’incognita dell’ora – sempre a metà strada noi che siamo terra di nessuno:

il fratello oscuro che s’agita nel sangue

a mimare il dolore del cosmo

penetrati da tutto il freddo del mondo - immersi nel mistero di noi

Riconoscimento breve

Questo testo respira un senso di sospensione e di gelo esistenziale, una frontiera interiore dove il dolore e il mistero si toccano. La voce è intensa e concentrata, e lascia spazio al lettore per completare il vuoto.

Traduzione in inglese

No man’s land

the unknown of the hour — always
halfway we who are
no man’s land:

the dark brother
that stirs in the blood

to mime
the pain of the cosmos

pierced by all the cold
of the world —
immersed in the mystery of us

Analisi poetica

  • Tema principale: la condizione liminare, l’essere a metà strada tra identità e perdita, tra corpo e cosmo.
  • Immagini forti: fratello oscuro come figura interna; il freddo del mondo che penetra come forza esterna e insieme intima.
  • Tono: meditativo, cupo ma non rassegnato; c’è una tensione tra movimento e immobilità.
  • Figure retoriche: metafora estesa (terra di nessuno), personificazione (il fratello oscuro), sinestesia (dolore del cosmo), enjambement che crea sospensione ritmica.
  • Voce e ritmo: versi brevi, pause marcate dal trattino e dagli a capo; la scansione suggerisce un respiro trattenuto.
  • Suggerimenti: giocare con punteggiatura minima per mantenere l’ambiguità; considerare un contrasto più netto tra immagini corporee e cosmiche per aumentare la tensione.

Versione rivista in italiano

l’incognita dell’ora — sempre
a metà strada: noi,
terra di nessuno.

il fratello oscuro
che s’agita nel sangue
a mimare il dolore
del cosmo,

penetrati dal freddo
di tutto il mondo —
immersi nel mistero di noi.

Continuazione proposta

eppure qualcosa si muove:
una luce che non nomina,
un passo che non torna,
la voce che trattiene il respiro
per ascoltare il battito comune.

Varianti disponibili

Stile Lunghezza Tono Uso suggerito
Minimalista breve sospeso lettura meditativa
Barocco medio denso raccolta o rivista
Prosa lirica medio-lunga intimo performance o lettura ad alta voce
Sonetto 14 versi formale esercizio metrico, recitazione
Inglese libero breve etereo traduzione performativa
Haiku e frammenti molto breve concentrato social, epigrafe

Minimalista

Nota: versi essenziali, silenzio come punteggiatura.

l’incognita dell’ora
noi a metà strada,
terra di nessuno.

un fratello oscuro
si muove nel sangue;
freddo che ci attraversa.

immersI nel mistero.


Barocco

Nota: immagini sovrapposte, lessico ricco, ritmo spezzato.

L’incognita dell’ora, perpetua sentinella, ci tiene
a metà strada — noi, terra di nessuno, sospesi
tra il palpito e l’abisso. Il fratello oscuro, ombra
che s’agita nel sangue, mimando il dolore del cosmo,
si fa rito e tremito; penetrati siamo dal freddo
di tutto il mondo, come statue che ricordano il gelo.
Eppure, nel mistero di noi, una trama sottile resiste,
un filo di luce che non si dichiara ma sostiene.


Prosa lirica

Nota: espande il nucleo poetico in immagine narrativa.

Siamo sempre a metà strada, come chi aspetta un treno che non arriva. L’ora è un’incognita che pesa sulle spalle; intorno a noi si stende la terra di nessuno, un paesaggio interno dove il fratello oscuro si agita nel sangue e imita, con gesti antichi, il dolore del cosmo. Il freddo del mondo ci attraversa, ci penetra fino alle ossa. Restiamo immersi nel mistero di noi, e in quel mistero qualcosa si muove: non una risposta, ma la promessa di ascoltare ancora.


Sonetto

Nota: forma chiusa per concentrare la tensione.

L’incognita dell’ora ci tiene in mezzo,
a metà strada, terra che non ha nome;
un fratello oscuro, in noi, prende il peso
di mimar l’antico e vasto dolore.
Nel sangue s’agita, e il cosmo fa rumore,
un’eco che risale al cuore più intimo;
ci penetra il freddo, ogni lume è estinto,
e il mondo ci attraversa come un fiore.
Ma in questo gelo resta un segreto lume:
il mistero di noi, che non si spegne,
una voce che trattiene il suo fumo.
Così, sospesi, il tempo ci appartiene;
terra di nessuno e insieme dimora,
dove il freddo e il senso si fanno ora.


English free-verse

Nota: resa in inglese libera, mantenendo immagini chiave.

the hour’s unknown keeps us halfway,
we who are no man’s land:
the dark brother stirring in the blood
to mime the cosmos’ ache.
all the world’s cold pierces through us —
we stand submerged in the mystery of ourselves.


Haiku e frammenti

Nota: concentrazione immaginifica in pochi versi.

l’ora incerta —
terra di nessuno, un respiro
di freddo nel sangue

fratello oscuro,
mima il cosmo; noi restiamo
sospesi nel buio


Sperimentale visiva

Nota: disposizione tipografica e spazi per creare immagine sulla pagina.

l’incognita
dell’ora —
sempre

a metà strada
noi
— terra
di nessuno —

il fratello
oscuro
che s’agita
nel sangue

a mimare
il dolore
del cosmo

penetrati
da tutto
il freddo
del mondo

immersI
nel
mistero
di noi

Uso: stampa, poster, pagina visiva.


Spoken‑word performativo

Nota: indicazioni ritmiche e pause per la recitazione.

l’incognita dell’ora — (pausa lunga)
sempre.
a metà strada: noi. (respiro)
terra di nessuno. (colpo di voce)

il fratello oscuro (sussurro)
che s’agita nel sangue (accelera)
a mimare il dolore del cosmo (crescendo)

penetrati da tutto il freddo del mondo — (fermare)
immersi nel mistero di noi. (lasciare cadere il suono)

Uso: performance, registrazione audio.


Epistolare

Nota: il poema come lettera a un interlocutore assente.

Caro sconosciuto,
l’incognita dell’ora ci tiene sospesi. Siamo sempre a metà strada, una terra di nessuno dove il fratello oscuro si agita nel sangue e imita il dolore del cosmo. Il freddo del mondo ci attraversa; restiamo immersi nel mistero di noi.
Con un saluto che non sa farsi nome,
— chi ti scrive.

Uso: prosa poetica, inserto in raccolta.


Surrealista

Nota: immagini oniriche e accostamenti inattesi.

l’incognita dell’ora ha denti di vetro.
noi, a metà strada, vendiamo mappe senza confini.
terra di nessuno: un orologio che respira.

il fratello oscuro indossa il mio nome
e s’agita nel sangue come un uccello di carta.
mima il dolore del cosmo con le mani di chi non sa contare.

freddo come una città sommersa ci penetra;
immersI nel mistero di noi, nuotiamo senza acqua.

Uso: rivista sperimentale, laboratorio creativo.


Musicale lirico

Nota: struttura strofa‑ritornello adatta a musica lenta.

Strofa
l’incognita dell’ora ci prende la voce,
a metà strada, siamo terra di nessuno.

Ritornello
oh fratello oscuro, nel sangue danzi,
mimi il dolore del cosmo, ci fai tremar.
freddo del mondo ci attraversa,
e restiamo immersi nel mistero di noi.

Ponte
una luce lontana non chiede nome,
ma ci tiene insieme, anche se siamo soli.

Uso: canzone, composizione, collaborazione con musicista.


Code‑switch italiano inglese

Nota: alternanza linguistica per effetto di straniamento.

l’incognita dell’ora — always
we stand halfway, noi, terra di nessuno.
the dark brother stirs in the blood,
a miming of the cosmos’ pain.

pierced by all the cold del mondo —
immersed nel mistero of us.

Uso: performance internazionale, lettura bilingue.

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Oloferne muove contro l’occidente 1Nell'anno diciottesimo, il giorno ventidue del primo mese, corse voce nel palazzo di Nabucodònosor, re degli Assiri, che egli avrebbe fatto vendetta contro tutte quelle regioni, come aveva detto. 2Radunò tutti i suoi ministri e tutti i dignitari, tenne con loro consiglio segreto e decise egli stesso la distruzione totale di quelle regioni. 3Essi decisero di sterminare tutti quelli che non si erano allineati con l'ordine da lui emanato. 4Quando ebbe finito la consultazione, Nabucodònosor, re degli Assiri, chiamò Oloferne, generale supremo del suo esercito, che teneva il secondo posto dopo di lui, e gli disse: 5“Questo dice il grande re, il signore di tutta la terra: “Ecco, partito dalla mia presenza, tu prenderai con te uomini di indiscusso valore: centoventimila fanti e un contingente di dodicimila cavalli con i loro cavalieri; 6quindi marcerai contro tutti i paesi di occidente, perché quelle regioni hanno disobbedito al mio comando. 7A costoro comanderai di preparare terra e acqua, perché con collera io piomberò su di loro e coprirò tutta la faccia della terra con i piedi del mio esercito e li darò in suo potere per il saccheggio. 8Quelli di loro che cadranno colpiti riempiranno le loro valli, e ogni torrente e fiume sarà pieno dei loro cadaveri fino a straripare; 9i loro prigionieri li condurrò fino agli estremi confini della terra. 10Tu dunque va' e occupa per me tutto il loro paese e, quando si saranno arresi a te, li terrai a mia disposizione fino al giorno del loro castigo. 11Quanto ai ribelli, il tuo occhio non li risparmierà dalla morte e dalla devastazione in tutto il territorio. 12Come è vero che vivo io e vive la potenza del mio regno, questo ho detto e questo farò di mia mano. 13E tu non trasgredire parola alcuna del tuo signore, ma porta a compimento con ogni cura ciò che ti ho comandato e non indugiare a eseguire queste cose”“. 14Partito dalla presenza del suo signore, Oloferne convocò tutti i comandanti, gli strateghi e gli ufficiali dell'esercito assiro; 15quindi, come gli aveva ordinato il suo signore, contò gli uomini che aveva scelto per la spedizione in numero di centoventimila, più dodicimila arcieri a cavallo, 16e li dispose come si usa schierare la truppa per la guerra. 17Prese poi cammelli e asini e muli in dotazione alle truppe, in numero grandissimo, e ancora pecore e buoi e capre, in quantità innumerevole per il loro vettovagliamento. 18Provvide ancora razioni in abbondanza per ciascun uomo e gran rifornimento d'oro e d'argento dal tesoro del re. 19Poi lui e tutte le sue truppe si misero in marcia, per precedere il re Nabucodònosor e coprire tutta la faccia della terra di occidente con i loro carri, i cavalieri e la fanteria scelta. 20Con loro si mise in cammino una moltitudine varia, numerosa come le cavallette e come la polvere del suolo, che non si poteva contare per la grande quantità. 21Partirono da Ninive camminando tre giorni in direzione della pianura di Bectilèt, e da Bectilèt andarono ad accamparsi vicino al monte che sta sulla sinistra della Cilicia superiore. 22Di là, con tutto il suo esercito, fanti e cavalli e carri, Oloferne si diresse verso la montagna. 23Devastò Fud e Lud, e depredò tutti i figli di Rassìs e gli Ismaeliti, che abitavano di fronte al deserto, a sud di Cheleòn. 24Passò l'Eufrate, attraversò la Mesopotamia e demolì tutte le città che s'innalzavano sul torrente Abronà, giungendo fino al mare. 25Invase i paesi della Cilicia, sterminò quanti gli si opponevano e arrivò ai confini meridionali di Iafet, di fronte all'Arabia. 26Accerchiò anche tutti i Madianiti, appiccò il fuoco alle loro tende e depredò il loro bestiame. 27Scese verso la pianura di Damasco nei giorni della mietitura del grano, diede fuoco a tutti i loro campi e votò allo sterminio le loro greggi e gli armenti, saccheggiò le loro città, devastò le loro campagne e passò a fil di spada tutti i loro giovani. 28Allora la paura e il terrore di lui si diffusero fra tutti gli abitanti della costa, quelli che si trovavano a Sidone e a Tiro, gli abitanti di Sur e di Okinà e tutti quelli di Iàmnia; anche gli abitanti di Azoto e di Àscalon furono presi da grande terrore.

__________________________ Note

2,1 Nell’anno diciottesimo: secondo Ger 52,29 è l’anno della seconda deportazione di Ebrei in Babilonia; l’anno seguente è l’anno della distruzione di Gerusalemme (Ger 52,12).

2,7 preparare terra e acqua: espressione tecnica persiana, con la quale si invitavano i popoli a sottomettersi agli invasori, offrendo la terra per porvi l’accampamento e l’acqua che si doveva trovare sul posto.

2,21-28 Bectilèt… Fud e Lud…: luoghi noti, come Ninive, Cilicia, Damasco, Sidone, Tiro, Azoto e Àscalon, vengono posti assieme a nomi di luoghi a noi totalmente sconosciuti, per evocare la vasta regione che si estende da Ninive, la capitale storica degli Assiri nella Mesopotamia settentrionale, fino alla costa del Mediterraneo (da Sidone ad Àscalon).

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Approfondimenti

2,1-20. Questo paragrafo si può segmentare in tre parti facilmente discernibili sia dal punto di vista contenutistico, che formale:

  • vv. 1-3: il proposito di vendetta del re è svelato ai suoi dignitari, i quali lo approvano e lo sostengono;
  • vv. 4-13: il compito di dirigere le operazioni belliche è affidato al secondo dignitario del regno, Oloferne, con una disposizione dettagliata sui criteri che devono presiedere alla campagna militare;
  • vv. 14-20: il generale assiro predispone l'esercito per la partenza, secondo gli ordini impartiti da Nabucodonosor.

2,1-3. Ora si passa all'argomento principale del racconto, ma prima penetriamo nella corte, per conoscere, anticipatamente rispetto ai protagonisti/vittime, il proposito del gran re. Ciò che prima era soltanto una minaccia (1, 12), che tra l'altro sembra non fosse nota alla sua corte, ora diviene palese e trova l'appoggio dei maggiorenti dell'impero.

2,4-13. L'entrata in scena di Oloferne è molto importante e va compresa alla luce degli ordini a lui impartiti, ma altresì dalla forma espositiva che il narratore attribuisce al re assiro. Oloferne è un nome persiano (orophernes nella lingua originaria), e siamo informati da fonti greche (Diodoro Siculo, XXXI, 19.2-3) che anche uno dei generali di Artaserse III Oco, allorché costui invase l'Asia Minore, portava un tale nome. Questo generale possiede già un potere grandissimo (occupa il «secondo posto» dopo il re), ma ora egli diventa la «mano» (v. 12) del gran re nell'esecuzione della sua vendetta. Guiderà un esercito imponente, che dovrà costringere alla sottomissione i popoli ribelli (v. 7: «preparare terra e acqua» è appunto una formula di origine persiana che indica l'atto di sottomissione, o la volontà di chiedere un trattato che garantisca l'inviolabilità) e sarà autorizzato al saccheggio, allo sterminio e alla deportazione (vv. 7-9) di coloro che si sono ribellati. L'ordine impartito dal re termina con una formula di giuramento (v. 12) e con una ingiunzione (v. 13): il comando di Nabucodonosor è perentorio; benché non contenga alcuna minaccia esplicita è evidente dal contesto il carattere intimidatorio della frase: anche Oloferne subirà una sorte terribile, se, come le nazioni occidentali, rifiuterà di eseguire l'ordine del re. Nonostante il posto elevato che occupa nella gerarchia dell'impero, nulla lo garantisce di fronte all'arbitrarietà di un potere assoluto, se non la sottomissione cieca al potere stesso, che è qui esaltato nelle sue conseguenze nefaste per i popoli che non lo riconoscono. Questo discorso ci pone infine di fronte a una prima attuazione del giuramento pronunciato dal re in 1,12: non era soltanto una esplosione momentanea di rabbia, ma un proposito deliberato.

2,14-20. All'ordine impartito dal re corrisponde un'esecuzione puntuale da parte del generale: fin dalle prime battute il lettore è perciò avvertito che Oloferne non lascerà nulla di intentato per attuare il desiderio espresso da Nabucodonosor. L'autore indugia sulla descrizione dell'esercito, perché vuole impressionare il suo lettore e nello stesso tempo far comprendere quale sensazione di terrore abbia suscitato nei paesi occidentali la notizia dell'approntamento di tale macchina bellica.

2,21-3,10. La descrizione della campagna si suddivide in tre parti:

  • 2,21-27: l'itinerario seguito dalla spedizione;
  • 2,28-3,4: il terrore induce le popolazioni della costa palestinese a capitolare;
  • 3,5-10: il comportamento di Oloferne manifesta il vero intento che presiede alla spedizione militare, il riconoscimento del carattere divino del re assiro.

2,21-27. L'itinerario descritto è alquanto inusitato e improbabile. L'esercito infatti, partendo da Ninive, per raggiungere l'Occidente procede con un movimento a zigzag che inoltre non può essere effettuato nel breve arco di tempo a lui accordato dall'autore del libro (cfr. per i dati cronologici 2,1.27; 3,10; 4,5). Si può certamente supporre, con molti esegeti, che il testo sia in disordine, oppure che l'autore non conoscesse affatto la geografia mediorientale. Non si deve tuttavia escludere un'esigenza di completezza e la volontà deliberata di impressionare ulteriormente il lettore: attorno a Giuda si fa piazza pulita, a nord, a sud, a est e a ovest. Nulla resiste all'impeto dell'armata assira. L'avanzata dell'esercito, infine, non trova alcuna resistenza: chiunque cede di fronte al suo strapotere, e tutto è distrutto dalla sua violenza incontenibile. Una tale descrizione va compresa da un punto di vista ironico: come si vedrà in seguito, l'esercito che fa piazza pulita di tutto è costretto ad arrestarsi di fronte a una piccola città dell'entroterra palestinese (ma come può opporsi a tale impeto bellicoso?); l'armata che ha terrorizzato una regione intera, senza incontrare resistenza, si trova confrontata con un minuscolo popolo che si appresta a opporre resistenza (che il lettore informato da questi primi resoconti non può che ritenere insensata e vana).

(cf. FLAVIO DALLA VECCHIA, Giuditta – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from lucazanini

[125]

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from NetTalk

L'architettura del dissenso

Come il design delle piattaforme progetta il conflitto per generare engagement.

Apriamo un social. Leggiamo un commento. Ci arrabbiamo. Rispondiamo. Qualcuno ci provoca replicando in maniera piccata alla nostra osservazione. Rispondiamo di nuovo...

E dopo dieci minuti siamo ancora nel bel mezzo della bagarre, magari incazzati più che mai!

Ma siamo sicuri che sia tutto qui?

Le liti sui social non nascono sempre spontaneamente. Le piattaforme sono costruite attraverso migliaia di scelte tecniche: quali contenuti mostrarci, in quale ordine, quali commenti mettere in evidenza, quando inviarci una notifica.

E c'è un dettaglio importante: la rabbia tiene incollati allo schermo.

Per anni abbiamo considerato i social come spazi neutrali, semplici vetrine nelle quali gli utenti pubblicano contenuti mentre gli altri li osservano, leggono e magari commentano.

Spoiler: non funziona più così.

Dietro ogni pulsante, ogni notifica e ogni algoritmo c'è un progetto. E quel progetto non serve soltanto a mostrarci dei contenuti: serve a mantenere la nostra attenzione.

Per questo il conflitto non è necessariamente un effetto collaterale del sistema. Quando fa aumentare il tempo trascorso sulla piattaforma, il conflitto diventa parte del prodotto.

Carta canta.

Alcuni dati emersi dai documenti interni di Facebook, resi pubblici nel 2021, danno la misura del fenomeno.

Per tre anni l'algoritmo ha dato allo stato “Arrabbiato” un peso cinque volte superiore a un semplice “Mi piace” di fatto premiando i contenuti che facevano infuriare le persone.

Un esperimento con un account creato da zero in India ha mostrato che, in appena tre settimane, il sistema aveva già iniziato a proporre discorsi d'odio e contenuti violenti.

L'intelligenza artificiale usata per individuare contenuti divisivi ne ha intercettati meno dell'1 per cento, nonostante le aziende la presentino come la soluzione al problema.

Oltre 5,8 milioni di account politici, celebrità, personaggi pubblici sono stati esentati dalle normali regole di moderazione grazie a un programma interno noto come Xcheck* (sistema interno di Meta).

Leggendo tra le righe

Il punto non è che qualcuno, dentro queste aziende, voglia deliberatamente diffondere odio, ma è più semplice e più inquietante: il modello di guadagno si basa sul tempo che passiamo a scorrere il feed, e la rabbia tiene le persone incollate molto più a lungo della calma. Un sistema che deve massimizzare l'attenzione, se lasciato libero di ottimizzare, finisce quasi per forza a premiare ciò che ci agita di più.

Il meccanismo che rende tutto questo possibile assomiglia da vicino a una slot machine. Non sappiamo mai in anticipo se il prossimo scorrimento del dito porterà un contenuto interessante, un commento pungente o niente di rilevante ed è proprio questa incertezza a spingerci a controllare ancora, e ancora. Lo scorrimento infinito, poi, elimina quelle piccole pause (il cambio pagina, la fine di un contenuto) che normalmente ci danno il tempo di fermarci a pensare. Tolta la pausa, resta solo il riflesso.

Va detto con onestà che non tutto il malessere online si spiega con il design. Le persone litigano anche di persona, i disaccordi politici e sociali esistevano ben prima degli smartphone, e ridurre ogni conflitto umano a “colpa dell'algoritmo” sarebbe una semplificazione eccessiva. Le piattaforme amplificano dinamiche che, in parte, ci appartengono già. Il problema è quando questa amplificazione diventa un obiettivo di business, non un effetto secondario.

Prendiamo un esempio concreto: la scelta di mostrare per prima cosa i commenti più discussi o controversi sotto un post, invece di quelli più utili o pertinenti. Non è un errore tecnico. È una decisione presa perché quei commenti generano più risposte, più tempo di lettura, più notifiche e quindi più dati su cui costruire pubblicità mirata. Lo stesso vale per contenuti diversissimi tra loro un video di guerra, una battuta, una pubblicità che nel feed appaiono tutti nello stesso formato, uno dopo l'altro, come se avessero lo stesso peso. Questo appiattimento visivo ci impedisce di cambiare “registro mentale” da un contenuto all'altro, e finiamo per reagire a tutto con la stessa superficialità istintiva.

Le conseguenze di questo sistema non restano confinate dentro lo schermo. Documenti interni hanno rivelato che Instagram è consapevole di peggiorare i disturbi legati all'immagine corporea in circa una ragazza adolescente su tre. Il caso indiano citato sopra mostra come lo stesso meccanismo, applicato in un contesto diverso, possa alimentare violenza reale. E quando le aziende reagiscono cambiando nome, sospendendo un progetto controverso come “Instagram Kids” spesso lo fanno più per gestire un danno d'immagine che per una reale correzione di rotta.

In sintesi

Il dissenso online non nasce per caso. È il prodotto naturale di un sistema costruito per trattenere la nostra attenzione il più a lungo possibile, e la rabbia è, semplicemente, il carburante più efficiente per farlo funzionare. Capire questo meccanismo non ci rende immuni, ma ci permette almeno di guardare un feed, una notifica o una discussione accesa con occhi diversi — e magari di scegliere se e come lasciarci coinvolgere.

Chi vuole entrare più nel dettaglio può cercare i cosiddetti “Facebook papers”, la raccolta di documenti interni resi pubblici nel 2021 grazie alla whistleblower Frances Haugen, che raccontano dall'interno come queste dinamiche siano state osservate, misurate e, in molti casi, ignorate.

E tu, quante volte ti sei accorto di essere stato “agganciato” da una discussione online che poi, a mente fredda, non ti interessava davvero? Raccontalo nei commenti: capire insieme questi meccanismi è il primo passo per non caderci più.

Legenda: * Il programma è stato creato per esentare gli account di utenti famosi, politici o profili “VIP” dalle normali e automatiche regole di rimozione dei contenuti di Facebook e Instagram. I loro post segnalati vengono invece indirizzati a un team di revisori umani per evitare blocchi errati di profili rilevanti.

 
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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

Botnet peer-to-peer collegata a oltre 11 milioni di indirizzi IP infetti in tutto il mondo rimossa

Una operazione globale pubblico-privata interrompe la botnet Sality attiva da due decenni

Un'operazione internazionale sostenuta da Europol ha interrotto la #botnet peer-to-peer (P2P) di #Sality, un'infrastruttura criminale di lunga data utilizzata per distribuire payload dannosi a migliaia di computer infetti in tutto il mondo.

L'azione coordinata, condotta il 31 agosto 2026 e guidata dalle autorità statunitensi, ha preso di mira una botnet che si ritiene sia operativa da oltre due decenni. Al suo apice, la botnet dava al suo operatore l'accesso a un massimo di un milione di macchine infette in tutto il mondo. Ad oggi, all'infrastruttura sono stati collegati più di 11 milioni di indirizzi IP univoci, che potrebbero essere utilizzati per distribuire payload dannosi a dispositivi compromessi.

L’attività di interruzione ha riunito autorità di Bulgaria, Ungheria, Romania e Stati Uniti, con il sostegno di Europol e dei partner del settore privato CrowdStrike e della Shadowserver Foundation.

Nell'ambito dell'interruzione è stata effettuata un'operazione di sinkholing peer-to-peer per reindirizzare le comunicazioni provenienti da macchine infette lontano dall'infrastruttura criminale. Ciò ha isolato i dispositivi compromessi dalla botnet e ha reso inutilizzabile il canale di comando dell'operatore.

A differenza delle botnet che si basano su un tradizionale server centrale di comando e controllo, le botnet peer-to-peer come Sality utilizzano macchine infette per comunicare direttamente tra loro. Questa struttura decentralizzata li rende particolarmente resilienti e difficili da smantellare, poiché interrompere singole parti dell’infrastruttura non necessariamente fa crollare la rete più ampia.

Per affrontare il problema di Sality è stata quindi necessaria una cooperazione internazionale duratura, durata diversi anni. Dal 2017, Europol ha supportato le autorità preposte all'applicazione della legge in tutto il mondo nella collaborazione per identificare e smantellare le infrastrutture collegate alla botnet, man mano che venivano identificate diverse parti della rete nelle diverse giurisdizioni.

Nelle settimane precedenti l’ultima interruzione, questa cooperazione si è intensificata, con i partner che hanno tenuto chiamate operative settimanali per coordinare le loro azioni. Europol ha sostenuto il coinvolgimento delle autorità preposte all'applicazione della legge in Bulgaria, Ungheria e Romania, contribuendo a coordinare le misure contro l'infrastruttura botnet nelle diverse giurisdizioni.

L'interruzione è stata resa possibile grazie alla stretta collaborazione tra le autorità preposte all'applicazione della legge e i partner del settore privato, che ha riunito intelligence informatica, capacità investigative e competenze tecniche.

Attraverso il Cyber Intelligence Extension Programme ( #CIEP ) di Europol, CrowdStrike e la Shadowserver Foundation hanno collaborato con le autorità preposte all'applicazione della legge, fornendo competenze tecniche e analisi infrastrutturali a supporto dell'interruzione.

Il Centro europeo per la criminalità informatica ( #EC3 ) di Europol ha sostenuto lo scambio e l'analisi dell'intelligence informatica e, insieme alla task force congiunta d'azione contro la criminalità informatica, ha organizzato riunioni operative tra tutti i partner coinvolti. Questi sforzi hanno contribuito a stabilire un quadro operativo comune della botnet e della sua infrastruttura, a facilitare la condivisione di informazioni tra i paesi coinvolti e, in ultima analisi, a sviluppare una strategia coordinata di interruzione.

 
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